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Il Basenji
Breve  Storia  sul  Basenji


Il Basenji è considerato tra i più antichi cani del mondo e si dice che sia “tanto vecchio quanto le piramidi”.

Il nome Basenji significa letteralmente “piccola cosa selvaggia della foresta” che nella lingua dei Pigmei suona appunto come Basenji, ma è anche conosciuto come cane africano che non abbaia, cane del Congo-Belga, cane della foresta africana, cane della foresta del Congo, il cacciatore del Congo, il dingo africano, il cane Ango Angari, il cane Avuvi, il cane del Congo, il terrier del Congo, il dingo egiziano e il cane Zande. Tra gli appellativi in lingua nativa del Basenji ricordiamo “M’bwa M’kubwa M’bwa Wanwitu” che significa il cane che salta su e giù.

Le origini del Basenji si rintracciano nell’Africa centrale e si estendono dal cuore del Congo Basin fino al Sudan meridionale.

I Basenji hanno vissuto qui per migliaia di anni in stretta correlazione con le tribù native dei Pigmei. I cani vivevano come un gruppo sociale indipendente vicino al villaggio, supportandone di regola i componenti, a seconda delle regole della tribù. Anche la riproduzione della razza per migliaia di anni ha avuto luogo senza alcun intervento dell’uomo.

Le prime raffigurazioni del Basenji sono state ritrovate nelle tombe della Grande Piramide di Khufu (Cheope), costruita approssimativamente 4700 anni prima di Cristo durante la IV Dinastia.
Le pitture illustrano piccoli cani mentre siedono ai piedi dei loro padroni o sotto le poltrone. Fra gli arredi di altre tombe di ricchi Egiziani e Faraoni sono state rinvenute statue ed illustrazioni di questi cani, i quali grazie al loro modo di comportarsi simile ai gatti ( si muovono silenziosamente, non hanno odore e si lavano come un gatto) erano molto apprezzati dalla popolazione civilizzata.
Presumibilmente il primo Basenji raggiunse l’Egitto come un dono portato dai Pigmei ai Faraoni.

Con il declino della cultura egiziana, anche le notizie sul Basenji scomparvero.
Originariamente si pensava che le statue ed illustrazioni dell’antico Egitto si riferissero alla razza Pharaoh Hound ma, gli esami del DNA hanno dimostrato che non è così.
Il Pharaoh Hound si è aggiunto in epoca più recente al mondo canino e la sua storia copre gli ultimi 200 anni circa.

Molti manufatti egiziani, dalle statue che sono esposte al Louvre a Parigi, ai geroglifici, mostrano una devozione al cane che ci dimostra come fossero tenuti in alta considerazione dalla nobiltà egiziana. Lo stesso Dio Anubis ed i suoi soldati sono spesso raffigurati con un copricapo a forma di testa di cane.


Così come molte razze Pariah, il Basenji viene descritto come indipendente ( a volte viene definito ostinato), intelligente e veloce. I Basenji sono considerati come appartenenti al gruppo conosciuto con il nome di “Schensi-Dogs”. Questa espressione descrive un gruppo di cani che non sono addomesticati e perciò sono rimasti selvaggi.

Dall’epoca del declino dell’Impero egiziano si seppe poco del Basenji fino al 1870, quando alcuni esploratori dell’Africa scoprirono una razza di cani che era piccola, con lunghe zampe, una coda arrotolata e una pelliccia corta e setosa, il Basenji. Uno dei primi esploratori, che descrisse i piccoli Pigmei con strani cani al seguito, fu il Dott. Schweinfurth. Affascinato dalla scoperta, decise alla fine di una delle sue spedizioni di portare con sè in Europa una femmina di Basenji, che sembrava essere particolarmente intelligente. Sfortunatamente la femmina morì lanciandosi dalla finestra del secondo piano dell’hotel alla ricerca della libertà.

Fu nel 1894 che apparvero in Europa i primi racconti sul Basenji, non ancora tuttavia riconosciuto come razza. Infatti il Basenji è stato riconosciuto ufficialmente come razza solo negli ultimi 60 anni.
La prima grande allevatrice di Basenji è stata Mrs Olivia Burn, che acquisì ripetutamente esemplari dai Pigmei nel Congo Basin. Dopo una serie di insucessi (i cani morivano di cimurro), Mrs Burn fondò l’allevamento della razza.

Nel 1937 quest’ultima fece scalpore al Crufts, una delle maggiori manifestazioni canine al mondo, con l’esibizione dei suoi primi cuccioli. Il giudice e l’allevatrice furono assaliti dalla folla incuriosita e bombardati di domande. Negli anni 50, un’altra famosa allevatrice, Veronica Tudor-Williams, importò con successo altri esemplari di Basenji dall’Africa per rigenerare lo stock già esistente in Europa.

Riferimenti

"The Complete Basenji" by Elspet Ford, ISBN 0 948955 97 X Ringpress Books, England
"The Basenji - Out of Africa to You" by Susan Coe ISBN 0 944875-42-4 Doral Publishing, USA
"Fula - Basenji from the Jungle" by Veronica Tudor-Williams ISBN 0 9513550 0 7 printed by Laserbacks, England
"Basenjis - The barkless dogs" by Veronica Tudor-Williams ISBN 0 7153 7163 0 David & Charles Newton Abbot London
"Dog from the past" by Forrest Bryant Johnson ISBN: 1-882032-00-4 A Thousand Autumns Press,  Las Vegas, Nevada

http://www.youtube.com/watch?v=aHonTbqJr9U

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